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Amarcord | Giuseppe Abruzzese: «Crotone pezzo del mio cuore, esperienza unica»

Foto: FcCrotone.It
Michele Affidato- Banner News

Amarcord | Un ragazzo del Sud, un difensore di grande esperienza e affidabilità, un talento arrivato a Crotone con grandi motivazioni e che in breve tempo ha saputo ritagliarsi un posto da titolare nelle stagioni in rossoblù arrivando a diventare anche capitano della squadra.

Parliamo di Giuseppe Abruzzese, difensore, calciatore ribattezzato dai titofi crotonesi con l’appellativo di “The Wall”, un muro difensivo che nel corso degli anni ha contribuito ai successi e alle salvezze della squadra.

Come si è concretizzato il tuo arrivo in Calabria?

«Il Crotone era stato promosso a seguito della vittoria dei Play-Off con Francesco Moriero. In quella stagione, quella 2009-2010 a sedere in panchina era Franco Lerda. Io arrivai a Crotone in Calabria dopo la prima giornata, il Crotone al debutto aveva perso al “Braglia” di Modena contro il Sassuolo. Ero da due stagioni in forza al Grosseto, arrivò la proposta del Crotone e dopo un lunghissimo corteggiamento del diesse Beppe Ursino mi convinsi a venire a Crotone firmare il contratto, fu una trattativa bella, lunga e che ricordo con piacere».

Una piacevole sorpresa la città di Crotone, per un calciatore che è arrivato con grande professionalità.

«Ho trovato da subito un ambiente fantastico, è stato uno dei posti più belli dove io e la mia famiglia siamo stati. Siamo ancora molto legati alla città di Crotone, anche mia moglie e la mia famiglia hanno mantenuto amicizie e non perdono occasione di venire in Calabria».

Una città che ti entra dentro e ti lascia un segno tangibile.

«Quando la mia famiglia si è dovuta trasferire ha subito un pò il colpo di lasciare questo ambiente nel quale si era immedesimato perfettamente. La gente è sempre disponibile, Crotone è una città che ti da tanto».

Ritornando alla trattativa che lo ha portato in rossoblù Abruzzese svela un retroscena.

«Si è trattata di una trattativa particolare. Ero al Grosseto del presidente Camilli, in pratica non conoscevo la Calabria e non volevo venire a giocare a Crotone. Il direttore Ursino per un mese mi ha telefonato praticamente tutti i giorni. Ad un certo punto della trattativa, mi chiamò il 14 agosto, ero a cena con la famiglia e mi disse: “Giuseppe lo so che ti sto cercando da tanto tempo però ti chiedo una cortesia, ti facciamo il biglietto aereo, vieni, vedi la città, incontri la dirigenza e poi in tutta tranquillità deciderai se accettare o meno”. Il 16 o 17 agosto ottengo il biglietto areo, vado in aeroporto, cerco per parcheggiare e nel rientrare la barra mi urta il cofano facendomi un bel buco. Tra me e me dico, “ecco non dovevo andare a Crotone”. Scendo, vado in società, incontro il presidente e firmo un contratto di tre anni, scende la mia famiglia e da lì inizia la mia avventura rossoblù».

Crotone tappa importante della carriera del difensore.

«Si tratta di un posto dove siamo stati benissimo. Anche sotto l’aspetto sportivo sono state delle stagioni di grandi emozioni. In particolare la prima con mister Lerda. Abbiamo iniziato con qualche difficoltà, a gennaio con l’arrivo di alcuni innesti mirati la squadra ottenne grandi risultati. Peccato non essere riusciti a centrare la qualificazione ai Play-Off, mi è dispiaciuto molto per i tifosi».

Nel corso degli anni sei stato un titolare fisso, diventando anche capitano degli squali.

«Si, ho giocato in coppia con Legati, Vinetot, Ligi ed altri. Poi ho avuto l’onore di diventare anche capitano. Una grande responsabilità, perchè rappresenti una squadra, una società e una tifoseria, di fai portabandiera di un popolo».

Con i compagni siete rimasti in rapporti?

«Certamente, rimane il rapporto di amicizia che va oltre l’aspetto lavorativo».

Dei tifosi che ricordo conservi invece?

«Bellissimo, Crotone è l’ambiente giusto per giocare a calcio, per fare bene e crescere giovani talenti».

L.V.


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