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Juric: «Ho dato veramente il cuore»

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Mister Juric è in giro per l’Italia, tra un po’ di relax e incontri per il suo futuro, riusciamo ad agganciarlo per riparlarte un po’ di questa magica e storica stagione, ripartendo dal suo arrivo a Crotone.
Mister cosa immaginava tornando a Crotone?
Esattamente ciò che ho trovato. Una società che non ha mai cambiato mentalità, che sa fare mercato privandosi di alcuni pezzi pregiati, come Maiello e Ciano, ma che al contempo ha saputo mantenere a Crotone l’ossatura della squadra dell’anno prima, soprattutto non ha cambiato la difesa confermandola in toto a cominciare da Crodaz, passando per Ferrari, Claiton e Martella, e soprattutto una società che ha puntato a prendere giocatori interessanti.
Lei che lavora molto sui singoli, che squadra si è ritrovato per le mani?
Ho trovato alcuni giocatori che avevano perso fiducia nelle proprie capacità, come Salzano, Martella, Zampano, Ricci, Balasa. Abbiamo lavorato su questo perchè io ci ho visto grandi potenzialità.
La squadra l’ha seguita completamente, i ragazzi si sono realmente affidati a lei. C’è stata quasi una forma di venerazione sei suoi cofronti, me la conferma?
Non lo so. Io sono stato realmente sincero con loro.Il gruppo cresce insieme ai singoli e noi abbiamo lavorato molto su ognuno di loro, e proprio grazie a questo lavoro si è creato un rapporto molto forte.
C’è un giocatore che ti ha realmente sorpreso?
Non uno specifico, mi hanno sorpreso in tanti. Onestamente non pensavo che sarebbero arrivati a questo livello. Abbiamo avuto una crescita globale e forse questo è stato il nostro punto di forza.
Juric è arrivato a Crotone come erede di Gasperini, e tutti pensavamo che avrebbe utilizzato il 3-4-3, ed invece non l’ha quasi mai fatto.
Hai ragione. Il 3-4-3 l’abbiamo fatto solo un paio di volte in tutto il campionato. Per il resto abbiamo sempre giocato con una difesa a quattro con un quinto che andava a pressare alto, ma anche in avanti non avevamo i tradizionali tre uomini, visto che Ricci rendeva molto meglio quando giocava dietro la prima punta con la libertà di spaziare su tutto il fronte d’attacco. Abbiamo saputo anche adeguarci agli avversari, cercando di infilarci nei loro spazi vuoti.
Posso dire che il suo modulo puntava ad esaltare le caratteristiche dei singoli?
Esatto! Lo stesso ragionamento fatto su Ricci può essere fatto su Martella, oppure su Yao e Ferrari che abbiamo preferito far giocare anche con gli inserimenti in avanti, trattenendo dietro i due centrali di centrocampo, così non abbiamo mai perso equilibrio.
Qual è la partita che le rimarrà sempre impressa?
Penso la prima contro il Bari, quando abbiamo dimostrato di saper giocare un grande calcio. Ma anche le partite allo Scida contro Cagliari e Pescara, soprattutto contro quest’ultima che io pensavo concorrente diretta per la promozione, ma che abbiamo battuto molto bene. Una gara che ci ha dato il giusto segnale.
Lei è stato prudente per tutto il campionato evitando anche che l’ambiente parlasse troppo di Serie A e di promozione. Ma quando ha realmente capito che potevamo farcela?
A Modena (ride), e non sto scherzando. Non sono mai riuscito a rilassarmi prima di Modena, ho sempre vissuto tutto con estrema intensità e questo ha permesso anche al gruppo di non mollare mai e di entrare in campo sempre con la giusta tensione.
Lei lo sa che Crotone non la dimenticherà mai?
E giustamente anche! (continua a ridere) Abbiamo fatto una cosa incredibile.
Gianfranco Turino

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