Dieci anni dopo, quel 29 aprile 2016 resta il giorno della storia del Crotone
Dal pareggio di Modena alla festa allo Scida: una notte eterna che ancora oggi accende l’orgoglio di una città intera
Il tempo non cancella certe notti, le scolpisce. Il 29 aprile 2016 resta inciso nella storia del Crotone come il momento in cui un sogno diventò realtà. Sono passati dieci anni, ma sembra ieri.
Metà città era sugli spalti dello stadio Stadio Alberto Braglia, l’altra metà incollata al maxi schermo in piazzale Ultras. Quando l’arbitro Riccardo Pinzani fischia tre volte, poco dopo le 22, non è solo la fine di una partita: è l’inizio della storia.
Serve un punto, solo uno. Finisce 1-1. Il Modena passa al 17’ con Luppi, ma allo scadere del primo tempo è Raffaele Palladino a prendersi la responsabilità più pesante: rigore, palla dentro, e il destino cambia direzione.
In panchina Ivan Jurić vive ogni secondo con tensione feroce. Un calcio piazzato, uno sguardo, poi l’attesa. Al triplice fischio esplode tutto: campo, tribune, città.
Una squadra costruita come una favola
È la vittoria di una società capace di vedere prima degli altri. Due anni prima Alessandro Florenzi, poi Federico Bernardeschi. E in quella stagione un gruppo che diventa famiglia: Dai giovani come Federico Ricci e Andrei Burcă Bălașa, all’esperienza di Alex Cordaz e Claiton Dos Santos, fino al leader silenzioso Palladino.
E poi lui, la scommessa vinta: Ante Budimir. Arrivato quasi nell’anonimato dal FC St. Pauli, diventa trascinatore con 16 gol. A Crotone è notte fonda ma sembra mezzogiorno. Fuochi d’artificio, trombe, cori. “29-04-2016 E’ storiA” recita uno striscione che non ha bisogno di spiegazioni.
Il giorno dopo, il 30 aprile, la squadra torna allo Stadio Ezio Scida: è un abbraccio, tra selfie e autografi, una città intera che si riconosce in quei colori.
Le note di A mano a mano e Il cielo è sempre più blu accompagnano una festa che non finisce mai davvero. Perché quella promozione non è solo calcio. È la rivincita di una terra che dal 2009 mancava dalla Serie A. È la dimostrazione che anche partendo da lontano si può arrivare ovunque.
E dopo dieci anni, quel fischio continua a riecheggiare. Non come un ricordo. Come una promessa mantenuta.