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Amarcord | Rubens Pasino: «A Crotone fatta la migliore stagione della mia carriera»

Michele Affidato- Banner News

Amarcord | Una parentesi breve ma intensa, durata due stagioni e coronata con una “storica” promozione in Serie B. Visione di gioco, qualità indiscutibili, ma anche uomo gol da doppia cifra. Si tratta del centrocampista Rubens Pasino, calciatore rimasto nei ricordi dei tifosi rossoblù, elemento insostituibile della vincente formazione allenata dal tecnico Antonello Cuccureddu.

Come è nata la sua esperienza crotonese?

«Il mio arrivo a Crotone si è concretizzato nel mese di dicembre del 1998, la squadra giocava in Serie C1. Avevo concluso la mia esperienza di cinque stagioni con la Reggina, quattro delle quali in Serie B. A convincermi furono il direttore Beppe Ursino ma soprattutto il dirigente Franco Ceravolo che volle la mia presenza in rossoblù».

Una prima stagione difficile, con il centrocampista che ha pagato il peso della lunga fase di inattività.

«Nel primo campionato, sinceramente, non feci bene. La stagione fu molto difficile a livello di squadra ma anche personale. Ero fermo da diversi tempo, feci fatica a ritornare il Rubens Pasino delle stagioni precedenti. Ero abituato a giocare in cadetteria, avrei voluto proseguire in quel torneo, ma l’attrazione del Crotone fu molto forte».

Nella stagione successiva, l’esaltante promozione targata Antonello Cuccureddu.

«Un campionato magnifico, forse il migliore della mia carriera. Sono riuscito a giocare con continuità a mostrare le mie qualità migliori. Una grande cavalcata, una squadra che forse, mantenuta e rivista, avrebbe potuto tentare anche il doppio salto dalla Serie C1 alla Serie A».

Un gruppo con qualità importanti, formato da calciatori che da lì a breve sarebbero stati protagonisti anche in massima serie.

«Era una squadra fortissima, da Gegè Rossi a Marco Pecorari, passando per Alfredo Cardinale, Mimmo Giampà, Alessandro Erra, Vito Grieco e sopratutto Andrea Deflorio, un ragazzo che avrebbe meritato palcoscenici importanti e sbocciato in età matura».

Poi c’era anche un certo Rubens Pasino.

«Si, anche io ho dato il mio contributo, sopratutto in fase realizzativa. Ricordo diverse gare, quella della “sagra dei rigori sbagliati” in serale contro l’Atletico Catania, la sfida di Ancona, sempre in serale, che ci diede con un pareggio il titolo di “Campione d’Inverno”, ma anche tante altre sfide di grande passione ed emozione».

Dei compagni di quelle annate senti qualcuno?

«Bhe diciamo che con i social si è rimasti in contatto, ma con il passare degli anni alcuni rapporti sono andati scemando».

Della città che ricordi conservi?

«Molto bello, ambiente piccolo e familiare. Ci vedevamo solitamente alla “Casarossa”, si andava a mangiare al “Lido Degli Scogli” oppure si frequentava il “Sax”. Erano stagiono dove la gente ti vedeva per strada e ti riconosceva, si fermava e ti ringraziava dandoti consigli o un in bocca al lupo per la gara della domenica, molto bello».

Una squadra e una società cresciuta nel corso degli anni arrivando in Serie A.

«A volte ci penso, sono contento di avere partecipato nel mio piccolo a rendere grande questo club, soprattutto sono contento per la dirigenza, per i fratelli Vrenna, per Ursino, lo staff, per tutti. Conservo un grande ricordo».

Poi c’erano i tifosi che non facevamo mancare il loro supporto.

«Verissimo, la prima stagione, quella precedente alla promozione abbiamo fatto male e giustamente siamo stati anche contestati. Quella successiva, però, abbiamo ricevuto un calore e un tifo entusiasmante».

Della cucina crotonese che ricordo hai?

«Ho giocato diversi anni in Calabria, ci sono piatti “molto” piccanti. Non sono mai stato un mangione, mi piace preferisco pesce. A Crotone ci sono degli ottimi prodotti tipici».

Leonardo Vallone


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