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Amarcord | Nicola Diliso: «Il Crotone è ormai una realtà, bisogna avere fiducia nella società»

Michele Affidato- Banner News

Amarcord | Sei mesi vissuti intensamente, sceso dalla Serie A per rilanciare la sua carriera al Sud e provare a contribuire alla causa del Crotone nonostante il momento difficile della squadra in lotta per non retrocedere.

Un ragazzo che non si è tirato indietro nonostante le vicessitudini vissute dagli squali nel campionato di Serie B 2001-2002. L’ex difensore Nicola Diliso, conserva ancora bei ricordi della militanza con il Crotone.

Come si è concretizzato il tuo trasferimento in Calabria?

«Il mio trasferimento si concretizzò nel mercato di riparazione di gennaio con la formula del prestito dall’Hellas Verona, squadra che in quel torneo militava in Serie A. Al mio arrivo in panchina alla guida della squadra c’era mister Materazzi».

Che ambiente ha trovato a Crotone, ma soprattutto che ricordo conserva della squadra?

«La squadra viveva delle difficoltà sotto il punto di vista della classifica ma posso dire che era un gruppo molto forte. C’erano calciatori di spessore, da Deflorio a Sculli passando per Giampà e tanti altri. La società aveva allestito una squadra competitiva ma in quel campionato qualcosa non funzionò. I presidenti, dei quali conservo ancora un bellissimo ricordo, ci misero tutta la buona volontà, investirono tanto cambiando più volte allenatore sperando di svoltare ma alla fine la squadra non raggiunse la salvezza».

Anche se per soli 6 mesi l’ex difensore conserva bei ricordi della città.

«Ricordo il lungomare e in modo particolare Casarossa dove ho vissuto. La città era piccola ma si viveva bene. Ho anche avuto modo di ritornarci circa un anno fa per portare a svolgere un provino un mio ragazzo della Scuola Calcio, è stato bello rivedere Crotone e posso dire che è cambiato molto, dallo Stadio al Centro Sportivo, noi in quella stagione per allenarci utilizzavamo il terreno di gioco dell’Ezio Scida».

Poche presenze, tutte ottenute nel girone di ritorno ed una rete.

«Ricordo con piacere la gara del mio esordio con il Crotone. Contro il Palermo feci anche un gol. Posso dire di avere dato sempre il massimo. Quando dai tutti, nonostante i risultati negativi, i tifosi te ne rendono merito. Vincere o perdere fa parte dello sport ma l’impegno in campo non deve mai venire meno».

A distanza di alcune stagioni il Crotone, dopo la parentesi in Serie A, si trova ancora oggi a dovere lottare per non retrocedere.

«Si, la classifica dice questo. La squadra però deve reagire, credo che abbia le qualità tecniche e umane per farlo. Bisogna avere pazienza, tutti vorrebbero vincere subito. Quando cambi molto, ripartire non è mai facile. In questo bisogna stare vicino alla squadra, sostenerla e proteggerla. Dire che tutto va male, che non si è fatto scelte corrette non può di certo giovare».

Cosa passa nella mente di un calciatore quando si vivono queste stagioni?

«Sicuramente c’è rabbia, sconforto, in altri voglia di rivalsa. In genere i giovani pensano già a quando potranno andare via, cosa ovviamente sbagliata. Altri, i più esperti invece tendono a farsi un esame di coscienza guardandosi idealmente allo specchio e provando anche per orgoglio personale a dare ancora di più per risollevare le sorti della stagione».

Ha giocato oltre che nel Crotone anche nella Reggina e nel Catanzaro.

«Si, posso dire che a Reggio Calabria è stata una bella esperienza, ho giocato molto ma ero giovanissimo. A Crotone sono arrivato da calciatore fatto e formato e mi sono trovato bene nonostante la retrocessione. A Catanzaro, invece, non è andata come si sperava».

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