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Amarcord | Francesco Rossi: «Crotone indimenticabile, la città vive di passione per il calcio»

Michele Affidato- Banner News

Sei stagioni e mezza vissute intensamente e da protagonista in Serie B e Serie C1. Dopo diverse stagioni l’arrivo a Crotone al termine dell’avventura con la maglia della SPAL. Un avvio in sordina e l’eredità successiva della maglia da titolare con fascia da capitano al braccio.

Un ragazzo del Nord, nativo di Milano, ma con il carattere determinato e “sanguigno” del Sud. Il difensore Francesco Rossi non dimentica le emozioni vissute nelle stagioni in cui ha indossato la maglia del Crotone, annate nel corso delle quali sono giunte numerosi successi al termine di battaglie sportive epiche. Esplosività e tenacia lo hanno reso un calciatore amato dai tecnici e dai tifosi crotonesi. Arrivato nel torneo di Serie C1, Girone B della stagione 2002- 2003, ha collezionato 200 presenze comprensive dei match post-season relativi ai Play-Off, andando a segno 8 volte.

«Sono arrivato a Crotone dalla SPAL dopo uno scambio che portò Francesco Zanoncelli a Ferrara con me a Crotone. Conoscevo già l’ambiente calabrese, ne avevo sentito parlare. Si trattava di una squadra allestita per vincere il campionato, fatta con giocatori importanti. Ricordo la presenza di Marco Pecorari, Edoardo Artistico e tanti altri, una squadra sicuramente di alto profilo con Gaetano Auteri come allenatore».

Un inizio di avventura a rilento prima di “esplodere” e ritagliarsi un posto da titolare fisso in squadra.

«Io sono uno che ha sempre giocato, ricordo però che nelle prime dieci partite feci zero minuti, poi con la squalifica di Giuseppe Garaldi ho iniziato a trovare spazio giocando praticamente sempre».

L’ambiente di Crotone è sempre stato apprezzato dall’ex difensore rossoblu.

«Io a Crotone sono stato benissimo sia a livello calcistico che a livello personale. Sono stati circa sette anni bellissimi, sono sempre stato trattato benissimo sia dai tifosi che dalla gente. Sento ancora un macellaio crotonese, la stessa società. Un’avventura finita per motivi non legati al calcio, dovuti a situazioni contingenti. Ero a scadenza di contratto e sono dovuto andare via, ma mi era stato chiesto anche di rimanere per entrare a fare parte dello staff essendo verso fine carriera. La vita mi ha portato a fare scelte diverse, sono andato via a dicembre quando la squadra era in alta classifica con Francesco Moriero, squadra che poi ha vinto il campionato».

Per Francesco Rossi diversi ricordi ed emozioni vissute con la casacca crotonese che restano impresse nella memoria e nel cuore.

«Partite ne ricordo tante, soprattutto nella stagione con Gian Piero Gasperini nella quale abbiamo vinto i Play-Off. Ricordo con emozione la semifinale Play-Off di ritorno con il Benevento, una gara spettacolare con doppietta di Sandro Porchia e rete di Antonio Galardo dopo essere passati in svantaggio, ma anche la finale contro la Viterbese in casa, una giornata di grande festa».

Nella stagione successiva la cadetteria con grandi prestazione da parte del Crotone.

«Ricordo la stagione in cadetteria dove abbiamo ottenuto grandi risultati andando a battere formazioni importanti, dall’Atalanta al Torino passando per il Brescia e il Bologna».

Ad impressionare in quelle stagioni era la grande “fame” calcistica della squadra che viaggiava di pari passo con l’amore della tifoseria.

«Il calcio era vissuto in quelle stagioni con grande orgoglio, rappresentava una valvola di sfogo ma anche un modo per permettere al territorio di riscattarsi. Penso che in quelle stagioni ho regalato un numero imprecisato di maglie, non c’era giornata dove non ne davo via almeno un paio. Poi però dopo mi chiamavano per ricevere dei regali, dal pesce al porto alla carne dal macellaio. Era una roba indescrivibile, mantengo una grande stima di città e tifosi».

Da semplice difensore a capitano, un ruolo con grandi responsabilità.

«E’ stato un onore per me essere capitano, per le mie caratteristiche però è stato facile ricoprire questo ruolo. Ho sempre dato tutto, per la maglia e per me stesso, non poteva esiste calcio senza dare il massimo in campo».

Leonardo Vallone

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