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Amarcord | David Dei: «Crotone è stata una delle migliori esperienze da calciatore»

Foto: Archivio
Michele Affidato- Banner News

Amarcord | Una passione diventata lavoro, un ruolo quello del portiere di grandi responsabilità ai fini del risultato finale. Cinque stagioni intense quelle vissute con la maglia del Crotone per l’Uomo Ragno, David Dei.

L’estremo difensore, protagonista di alcune pagine importanti della recente storia rossoblù, è rimasto nell’immaginario dei tifosi del Crotone come l’emblema del portiere “vecchio stile”, quello capace di farsi valere nelle uscite così come tra i pali.

Sei stato protagonista di campionati combattuti ed emozionanti, come è nata la tua esperienza in rossoblù?

«Ero rimasto fuori rosa alla Pistoiese perchè non avevo rinnovato il contratto. Fui messo fuori rosa e andai a scadenza di contratto. Arrivai a Crotone, da svincolato, a Novembre del 2011 per dare una mano alla squadra che vedeva Cesaretti infortunato. Il Crotone era in B, fu una stagione difficile con tanti cambi di allenatore, la società investì molto ma non riuscimmo a salvarci».

Nei due campionati successivi sei diventato, di fatto, il titolare andando a conquistarti con le tue prestazioni la fiducia degli allenatori e l’amore dei tifosi.

«Nella mia seconda stagione, la prima con il Crotone in Serie C1, venne allestita una rosa importante, fatta per vincere il campionato, ma non riuscimmo neppure ad arrivare nei Play-Off. A distanza di diverse stagioni, credo che a mancare fu la freschezza, avevamo tanta esperienza in rosa ma poca gioventù».

La stagione successiva andò meglio con Gian Piero Gasperini…

«Vincemmo i Play-Off, forse quando non ci aspettavamo di ottenere la promozione. La squadra era fatta di grandi talenti, alcuni poi hanno giocato in Serie A. Quella squadra, rispetto a quella dell’annata precedente, aveva forse meno esperienza ma più condizione atletica. Era il Crotone di Gian Piero Gasperini ma anche di Mimmo Borelli, e le squadre preparate da Mimmo a Primavera volano sempre».

Con quali compagni sei rimasto in rapporti di amicizia?

«Posso dire che sento un pò tutti, anche attraverso i social. Abbiamo un gruppo Whatsapp nel quale ci sentiamo spesso».

Uno spogliatoio allegro quello del Crotone nel quale non mancavano gli scherzi di Dei ma anche di altri calciatori.

«Diciamo che sia io che Galardo amavamo fare scherzi, tra le “vittime” preferite c’era anche il “Mago”, una figura storica, un grande professionista».

La vita lontano dal rettangolo verde come procedeva invece?

«Ci vedevamo tra compagni, non facevamo una vita particolarmente mondana. Ci incontravamo in qualche casa per fare delle cene tra di noi».

A distanza di diverse stagioni vieni ancora ricordato come “L’uomo ragno”. Da cosa nasce questo nomignolo?

«Posso dire sinceramente che non l’ho mai capito. Era un coro fatto dai tifosi, forse per via delle mie movenze tra i pali. Mi piaceva molto, i tifosi sono sempre stati generosi nei mei confronti. Anche quando sono venuto di recente nello staff tecnico di altre squadre rivali, i tifosi mi hanno sempre salutato e omaggiato con dei cori».

Crotone città ideale per fare calcio.

«Posso dire che tra le squadre dove ho giocato, quella di Crotone è stata una delle migliori esperienze. Mi sono trovato bene sia io che la mia famiglia. Si faceva calcio, era l’ambiente giusto per farlo, era un calcio “vero” quello fatto di pane e salame, con pochi fronzoli e tanta sostanza».

Sei stato uno degli ultimi portieri ad indossare il cappellino.

«Vero, ora non si usa più ma è sempre stato utile quando si giocava con il sole davanti, da preparatore lo consiglio sempre ai miei ragazzi anche se non amano indossarlo».

Che ricordo conservi invece dei tifosi?

«Bellissimo, erano sempre passionali, sanno sempre darti una mano. Dispiace non vederli sugli spalti in questa stagione di Serie A».

Leonardo Vallone


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