Addio a Francesco Perrone, cuore rossoblù sempre in viaggio per il suo Crotone

Viveva a Firenze ma seguiva il suo Crotone ovunque: il club e i tifosi lo ricordano come esempio di passione autentica e discreta

A cura di Redazione
27 febbraio 2026 16:54
Addio a Francesco Perrone, cuore rossoblù sempre in viaggio per il suo Crotone -
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Un malore improvviso ha portato via troppo presto Francesco Perrone, volto conosciuto tra i tifosi del Football Club Crotone. Viveva a Firenze per lavoro, ma il legame con Crotone non si era mai affievolito. La notizia ha fatto il giro della comunità rossoblù in poche ore, tra messaggi e telefonate cariche di incredulità.

Non era un ultras da prima fila né uno in cerca di attenzione. Era presenza, costanza, fedeltà. Ogni volta che poteva organizzava il viaggio: treno, pullman, poche ore di sonno e poi di nuovo in strada. L’importante era esserci, sugli spalti dello Stadio Ezio Scida o in qualunque stadio d’Italia dove giocassero i rossoblù.

L’ultima immagine che molti conservano è quella della sfida contro l’Atalanta: partenza e rientro in giornata pur di assistere dal vivo a una vittoria. Una trasferta lampo, vissuta con il sorriso di chi sa che certi sacrifici non pesano quando c’è di mezzo la propria squadra.

Chi gli voleva bene parla di una persona riservata, generosa, sempre pronta ad ascoltare. Un amore per quei colori mai ostentato, ma dimostrato con i fatti, chilometro dopo chilometro.

Anche la società ha voluto ricordarlo. “Francesco non era solo un tifoso, ma un simbolo di dedizione e amore incondizionato per i colori rossoblù”, hanno scritto il presidente Gianni Vrenna, il direttore generale Raffaele Vrenna e tutto il club sul sito ufficiale. “Pur vivendo lontano, affrontava ogni trasferta, con qualsiasi mezzo, per sostenere la nostra squadra. La sua generosità, autentica e discreta, lascia un segno profondo”.

Un vuoto che resta sugli spalti e nei cuori di chi con lui ha condiviso viaggi, cori e abbracci. Perché il calcio, prima ancora dei risultati, è fatto di persone così.

Danilo Ruberto

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